Filosofi Solidali

“..Ma che cos’è Dio?” di Giulia Lucchesi

dio Cos’è Dio? Bella domanda.

Ogni età ha visto i suoi pensatori e intellettuali cercare di rispondere alla questione, con i più svariati metodi. Sembrerebbe proprio che l’idea di Dio sia insita nell’uomo, dato che tentiamo di dimostrarla in tutti i modi.

Proprio da questo punto muove Kant, nella sua Critica alla Ragion Pura, nella parte della Dialettica trascendentale: l’uomo tende effettivamente all’idea di Dio, cercando di dimostrarla, di assicurarla come vera. Sulla sua dimostrabilità, tuttavia, il filosofo ha parecchie riserve: delle tre prove a priori dell’esistenza di Dio non se ne salva nemmeno una, e le cinque prove a posteriori di Tommaso non subiscono una fine migliore. In ogni modo, questa spinta all’idea di Dio c’è, nonostante non sia dimostrabile né conoscibile perché prescinde dall’esperienza: l’uomo continua imperterrito nel tentativo di dedurre quest’idea. Dunque Dio, nonostante non sia dimostrabile, è una tendenza della ragione, quasi una sua necessità. Questa tendenza, comunque, non è svantaggiosa: cercando invano di conoscere Dio raggiungiamo nuove forme di conoscenza che altrimenti forse non avremmo mai raggiunto. In questo senso, l’idea di Dio ha un uso regolativo, perché dà senso e direzione alla conoscenza.

Solo questo? Che Dio, problema che da sempre affascina l’uomo, sia soltanto una tendenza della ragione nel suo processo di conoscenza? Ovviamente no. Nella Critica alla Ragion Pratica Kant deduce una catena di postulati, secondo i quali l’uomo è libero di seguire la legge morale, e facendolo raggiunge la felicità; dato che in questa vita non è possibile raggiungere la felicità, che però esiste, allora deve esistere anche una parte di noi che sopravvive al nostro corpo: l’anima. La felicità è garantita dal sommo bene, l’unione di virtù e felicità, il quale a sua volta è garantito da Dio. Eh, sì, proprio lui. In questa seconda Critica Dio acquista anche il carattere di esigenza morale per l’uomo, il garante della sua felicità. Dio è dunque anche una sorta di “faro morale” per l’uomo, è quel qualcosa che gli conferma la decisione di seguire la legge morale. Ed ecco che un nuovo tassello si aggiunge alla definizione di Dio: è anche un postulato, un’esigenza morale, oltre che una tendenza della ragione.

Non è finita qui: nella Critica del Giudizio, Kant analizza anche i cosiddetti giudizi teleologici, che riguardano il fine delle cose. L’uomo tende a cercare la finalità nelle cose e nel mondo: dato che il mondo è così e non è altrimenti, deve esserci qualcosa che l’ha creato così com’è, e questa causa finale è proprio Dio. Ciò non è verificabile, come anche Dio come idea della ragione, ma, sempre come questa, rappresenta un principio regolativo, non della conoscenza, ma della ricerca.In conclusione, dato che Dio è una tendenza della ragione, un’esigenza morale e causa finale, possiamo dire che l’uomo ha in sé le ragioni per tendere all’idea di Dio, anche se non può dimostrarle; in pratica Dio è un limite a cui tende l’uomo, che lo guida moralmente, nella conoscenza e nella ricerca.

Vi sembra poco?

Un Commento

  1. no, non mi pare poco (ma neppure troppo:)
    sol mi sfugge quali siano queste tre prove a-priori che vai citando e che a Kant proprio non piacciono..
    una la conosco.. ma le altre due???

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