Filosofi Solidali

Socrate – il più sapiente fra gli uomini

Riporto per chi non lo ha sul libro di testo, i capitoli dal III al IX dell’Apologia di Socrate.

APOLOGIA DI SOCRATE

III
Pertanto riprendiamo il discorso dal principio, ossia quale è l’accusa dalla quale ha avuto origine la alunnia rivolta nei miei confronti, prestando fede alla quale certamente Meleto ha presentato contro di
me questa accusa. E sia: dunque, con quali parole mi calunniavano i calunniatori? Bisogna leggere la oro dichiarazione giurata come quella di accusatori: “Socrate commette ingiustizia e si impegna troppo
ricercando i fenomeni sotterranei e celesti e rendendo forte la causa più debole e insegnando tutto questo d altri”. Tale è press’a poco: del resto anche voi vedete questo nella commedia di Aristofane, un erto Socrate che erra, che va dicendo di passeggiare per l’aria e che afferma molte altre sciocchezze elle quali io non mi intendo affatto, né molto né poco. E non come se la stimassi indegna parlo di una ale filosofia, se qualcuno è sapiente in ciò – che io non sfuggirei mai a tali accuse mosse da Meleto –
ma in breve io, o uomini ateniesi, non ho nulla a che vedere con costoro. Invero potrei presentare in qualità i testimoni la maggior parte di voi e credo conveniente che vi mostriate e lo diciate gli uni agli altri, quanti di voi mi hanno ascoltato parlare – e sono molti – dite dunque tra di voi se mai qualcuno mi ha entito parlare, o molto o poco, di siffatte questioni, e da ciò capirete che sono tali anche le altre accuse he la maggior parte va dicendo sul mio conto.

IV
Ma del resto né qualcosa di questo è importante né, se avete ascoltato qualcuno sostenere che io mi ccupo di educare gli uomini e ne ricavo dei soldi, neppure questo è vero. Poiché, senza dubbio, anche iò mi sembra bello, se uno è in grado di educare gli uomini come Gorgia di Leontini e Prodico di Ceo e Ippia di Elide. Costoro, infatti, recandosi in ogni città, si mettono a istruire i giovani – ai quali, pure,è possibile frequentare gratuitamente chi vogliano fra i loro concittadini – li persuadono ad accompagnarsi a loro, dopo aver abbandonato le proprie compagnie, e i giovani li devono pagare e ringraziare.
Dal momento che vi è qui anche un altro di loro, un sapiente di Paro, della cui presenza io sono stato informato; infatti ho fatto per caso visita ad un uomo che ha pagato ai sofisti più denaro di tutti quanti gli altri, Callia figlio di Ipponico; dunque chiesi a costui, che ha due figli: “O Callia, dissi io, se i tuoi figli fossero dei puledri o dei vitelli, noi potremmo prendere e pagare per loro un responsabile che li educasse
nella virtù loro confacente e costui sarebbe o un esperto di cavalli o di agricoltura; ma ora dal momento che sono uomini, chi pensi di prendere come loro guida? Chi è esperto in una siffatta virtù, umana e politica? Giacchè credo che tu vi abbia riflettuto visto che hai dei figli. Vi è qualcuno, continuai io, oppure no?” “Senza dubbio”, rispose quello. “Chi è, ripresi io, e da dove viene, e a quale prezzo insegna?” “Eveno, rispose, o Socrate, di Paro, a cinque mine”. Ed io mi complimenterei con Eveno, se realmente possedesse quest’arte e la insegnasse così a buon prezzo. Io, per parte mia, mi farei bello e mi vanterei se sapessi queste cose; ma non le conosco, o uomini ateniesi.

V
Dunque uno di voi forse potrebbe replicare: “Ma, o Socrate, che cosa è mai questo tuo affare? Donde hanno avuto origine queste calunnie rivolte contro di te? Giacché certamente, se tu non avessi fatto alcunché di strano rispetto agli altri, se tu non avessi fatto qualcosa di diverso dai più, tali dicerie e discorsi non avrebbero avuto luogo. Pertanto raccontaci come sta la faccenda, cosicché noi non dobbiamo giudicarti senza cognizione di causa”. Mi pare che colui che dica ciò parli giustamente ed io cercherò di mostrarvi che cosa mai sia questo che mi ha procurato il nome e la calunnia. Ascoltate. E forse a qualcuno di voi sembrerà che io scherzi: sappiate bene, io vi dirò tutta quanta la verità. Io, o uomini ateniesi, per nessun motivo se non per una certa saggezza ho ottenuto questo nome. Ma quale è questa saggezza? Quella che forse è una saggezza umana: in realtà, infatti, rischio di essere saggio in questa.
Costoro forse, quelli di cui parlavo poco fa, può essere che siano sapienti in una sapienza più grande di quella umana; non so che cosa dire: giacché io non la conosco e chi sostiene il contrario mente e parla per calunniarmi. E non meravigliatevi, o uomini ateniesi, neppure qualora vi sembri che io dica qualcosa di presuntuoso: infatti non è mio il discorso che pronuncerò, ma lo ascriverò a colui che parla a voi con autorevolezza. Giacché della mia saggezza, se invero è tale, vi produrrò come testimone il dio di Delfi. Infatti voi conoscete di certo Cherefonte. Costui fu mio amico fin da giovane e fu sostenitore del partito democratico e partecipò con voi all’esilio e con voi fece ritorno. Ed invero sapete che persona fosse Cherefonte, come fosse impetuoso in qualsiasi cosa intraprendesse. E tra l’altro, una volta, recatosi a Delfi, ebbe l’ardire di porre all’oracolo questa domanda – e a ciò che dico non fate chiasso, o uomini – infatti chiese se vi fosse qualcuno più saggio di me. Dunque la Pizia rispose che nessuno era più sapiente. E di questi fatti il fratello di Cherefonte, che è qui presente, produrrà testimonianza, dato
che quello è morto.

VI
Invero considerate per quale motivo racconto ciò: infatti ho intenzione di illustrarvi l’origine della calunnia rivolta contro di me. Giacché io, avendo udito questo, riflettevo così: “Che cosa mai afferma il dio e a che cosa allude? Infatti io sono consapevole di non essere saggio, né molto né poco: pertanto che cosa mai dice sostenendo che io sono il più saggio? Giacché di certo egli non mente: infatti non è sua consuetudine.” E per molto tempo non sapevo che cosa mai intendesse dire; infine con ritrosia mi volsi a cercarlo in tale modo. Mi recai da uno di coloro che credono di essere saggi, per vedere se in qualche
modo fosse possibile confutare l’oracolo e dimostrare che: “Costui è più sapiente di me, mentre tu indicasti me”. Dunque esaminando costui – infatti non vi è bisogno di chiamarlo per nome, era uno degli uomini politici guardando il quale e dialogando con lui, o uomini ateniesi, feci questo esperimento – mi parve che questo uomo sembrasse essere saggio a tutti gli altri uomini e soprattutto a se stesso, ma in realtà non lo fosse; quindi mi apprestai a dimostrargli che egli credeva di essere saggio, ma non lo era. Di conseguenza venni in odio a costui e a molti dei presenti; pertanto, andandomene via, riflettevo che io sono più sapiente di questo uomo: infatti si dà il caso che nessuno di noi due conosca alcunché di valido, ma questi pensa di sapere qualcosa pur non sapendo, mentre io, come appunto non so, neppure lo credo; pertanto sembra che io sia un poco più saggio di costui in ciò, ossia per il fatto che ciò che non so neppure credo di saperlo. In seguito andai da un altro di coloro che ritenevano di essere più sapienti di quello e mi sembrò che accadesse la medesima cosa e quindi venni in odio a lui e a molti
altri.

VII
Pertanto proseguii, accorgendomi con dolore e timore che risultavo odioso, ma mi sembrava che fosse necessario tenere in gran conto la volontà del dio; dunque bisognava indagare che cosa intendesse dire l’oracolo, andando da tutti coloro che credevano di sapere qualcosa. E per il cane, o uomini ateniesi – infatti è necessario che vi dica la verità – ecco che mi trovai in una tale situazione: coloro che godevano di maggior fama mi sembrarono quasi essere in maggior difetto nella mia ricerca secondo la volontà del dio, mentre altri, che sembravano inferiori, erano uomini migliori quanto a saggezza. Ma è necessario che vi illustri la mia lunga e faticosa ricerca, affinchè l’oracolo risultasse del tutto inconfutabile.
Infatti dopo i politici mi recai da poeti, tragici e scrittori di ditirambi, e dagli altri, per accertare in questo modo che io ero più ignorante di quelli. Dunque prendendo in mano le loro opere, quelle che mi parevano da essi elaborate con più cura, chiedevo loro che cosa mai dicessero, per apprendere anche al contempo qualcosa da loro. Ebbene ho vergogna, o uomini, a rivelarvi la verità: tuttavia bisogna farlo.
Infatti per così dire tutti i presenti avrebbero parlato quasi meglio di quelli delle opere che loro stessi avevano composto. Pertanto capii, in conclusione, anche riguardo ai poeti, in breve tempo, questo, ossia che non per saggezza facevano quel che facevano, bensì per indole naturale e per ispirazione divina, come i profeti e gli indovini; ed infatti costoro dicono molte e belle parole, ma non sanno alcunché di ciò che dicono. Mi sembrò che anche i poeti si trovassero in una tale condizione e, al tempo stesso, mi accorsi che essi credevano, grazie alla poesia, di essere uomini sapientissimi anche in altri settori in cui non lo erano. Dunque mi allontanai anche da loro, pensando di essere superiore ai poeti almeno in quello per cui lo ero anche rispetto ai politici.

VIII
Infine mi recai dagli artigiani: infatti ero consapevole di non sapere per così dire alcunché, mentre sapevo
che avrei trovato che questi conoscevano molte e belle cose. E non mi sbagliai a tale proposito: essi conoscevano cose che io ignoravo ed in questo erano più sapienti di me. Ma, o uomini ateniesi, mi parve che essi incappassero nello stesso errore dei poeti: per il fatto di riuscire bene nel proprio mestiere ciascuno riteneva di essere sapientissimo anche in altri settori di grandissima importanza – e mi sembrò che questo loro errore oscurasse la loro sapienza; al punto che, ripensando all’oracolo, mi domandai se accettare di essere così come sono, non essendo saggio nella loro saggezza nè ignorante della loro ignoranza, oppure avere entrambe le caratteristiche che essi hanno. Pertanto risposi a me stesso e all’oracolo che mi giovava essere come sono.

IX
Invero da questa ricerca, o uomini ateniesi, mi sono derivate molte inimicizie e talmente fiere e violente che da quelle hanno tratto origine molte calunnie e questa diceria, ossia che io sia sapiente: infatti i presenti pensano che io, in ogni circostanza, sia sapiente in ciò in cui abbia confutato un altro. Ma si dà il caso, o uomini, che il dio in realtà sia sapiente e che in questo oracolo intenda affermare ciò, che la sapienza umana è degna di poco, anzi di niente. E sembra che nomini questo Socrate e che si serva
del mio nome, utilizzandomi a mo’ di esempio, come se dicesse: “Questi, o uomini, è il più sapiente di voi, colui che, come Socrate, sa che in verità la sua sapienza non ha alcun valore”. Dunque questo anche ora io ricerco andando in giro e interrogando, in ossequio al dio, chi, sia fra i concittadini sia fra gli stranieri, mi sembri essere saggio; e qualora mi sembri non esserlo, difendendo il dio gli spiego che non è sapiente. E per questa occupazione non ho avuto tempo a disposizione per occuparmi in modo degno
di nota né di alcuno degli affari della città né di quelli privati, ma mi trovo in una condizione di povertà estrema per il mio servizio prestato al dio.

26 commenti

  1. Ma chi è Fedro?

  2. sì,anch’io lo volevo sapere perchè c’è nel frammento di socrate e non l’ho mai sentito..

  3. un giovane ateniese:)
    platone utilizzava spesso personaggi noti e meno noti pur di far dire a socrate quello che era il suo pensiero facendolo “partorire” ai suoi interlocutori (meglio se di teorie diverse)..
    poi il titolo del libro prende proprio il nome dall’interlocutore principale di socrate nei dialoghi..

  4. io pensavo che fosse un amico di socrate perchè è sempre d’accordo con lui anche se dargli torto è un po’ difficile..però io tutte le volte che si fa un filosofo nuovo penso che indubbiamente abbia ragione,poi quando se ne fa un’altro mi convico che ha ragione lui ecc..è normale?

  5. comunque non ho capito il perchè la scrittura non può avere un senso critico..

  6. perchè quando ormai hai scritto una cosa quella rimane così e non si può correggere da sola anche se ti accorgi che quello che hai scritto non ti piace(penso!!!)

  7. Si ma puoi anche scrivere criticamente nei confronti di un’altro..

  8. sì ma penso che “senso critico” sia rivolto verso la scrittura stessa

  9. Come fa ad avere un senso critico nei confronti di se stessa??

  10. in questo caso è un suo “amico”, nel senso che è un giovane che segue socrate sperando di imparare da lui.. non è un filosofo che porta teorie dietro con sé..
    che si cambi idea a seconda del filosofo incontrato è PIU che normale.. anzi, si DEVE fare.. ci si deve sforzare di capire il pensiero che abbiamo di fronte difendendolo e facendolo proprio.. salvo criticarlo successivamente, quando siamo più bravi ed esperti (leggi: abbiamo trovato un pensiero piu interessante:)

    riguardo la scrittura non soltanto la scrittura cristallizza il sapere di chi ha scritto.. ma non insegna niente neppure a chi legge.. (quindi anche se scrivo criticando un altro non lo aiuto a capire meglio l’altro)

  11. infatti non ce l’ha un senso critico verso se stessa..

  12. …ma come hanno fatto ad ammazzarlo lo stesso dopo un discorso così?Poverino!

  13. bhe, la società era corrotta, comunque, e avevano capito che veramente Socrate era il più sapiente di tutti, il che lo rendeva un personaggio pericoloso…

  14. Per me avevano solo paura che mettesse “confusione” nelle teste dei giovani, che erano lì lì tranquilli a pensare a come compiacere i loro dèi..uuuh!

  15. uuh?…

  16. ma Socrate è stato giustiziato per aver corrotto le menti dei giovani ateniesi??

  17. In ogni caso io so di non sapere.

  18. io sono d’ accordo con socrate

  19. cosa cerchi ?

  20. socrate é un grande

  21. ma siete sicuri di questa cosa o no

  22. riuscire ad ammattere di non sapere è ciò che ti permetterà di sapere piu degli altri

  23. indubbiamente Socrate è un gran filosofo, la maieutica e l’ironia sono due gandissimi percorsi pedagogici che, almeno in teoria, risultano estremamente utili all’educazione dell’individuo. tuttavia, da essere umano, ha da essere criticato pure lui.
    il fatto che non abbia scritto niente, è, a parer mio, estremamente rischioso per noi oggi: quelle che ci sono pergiunte sono solo interpretazioni (quindi non sono mai prive del giudizio, più o meno palese, del filosofo che le scrive). lui stesso, avrebbe potuto benissimo immaginare che qualcuno lo avrebbe ricordato; e lasciando solo alle parole il suo pensiero, bè, credo lo abbia messo letteralmente in balia di qualsiasi distorsione…
    diceva lui, scrivere è fissare una verità una volta per tutte. ora, disapprovo totalmente. non è sempre necessario scrivere la risposta, ma trovo essenziale appuntare la domanda…
    ma alla fine di questa breve osservazione, mi viene da pensare: forse la grandezza di questo filosofo sta proprio nel suo mistero, anche il suo ricordo va sottoposto a giornaliera discussione, infondo pure questo fa parte della sua filosofia…

    ps:socrate doveva essere un tipo alquanto irritante, ma le cose noiose, moooooolto spesso sono quelle più utili…

  24. quoto in pieno il commento di “cucciolo di maggio” – la grandezza di Socrate sta anche (e soprattutto) in questo: che il suo ricordo va sottoposto continuamente a discussione, e nel fare questo ci rendiamo quello che di Socrate di sicuro non sappiamo, ovvero che fosse un grande filosofo, ma di noi sicuramente sappiamo: che stiamo facendo filosofia!

  25. secondo me il fatto che socrate non abbia lasciato niente di scritto può essere uno spunto per riuscire a porsi una nuova domanda..non è forse questo il compito della filosofia? può darsi che il grande filosofo abbia pensato a noi generazioni future cercando di invogliare e stimolare le menti e riuscire così a “tramandare” il suo pensiero..

  26. Brava Marie Magdalene..E’ interessante 😀 Perché preoccuparsi solo del presente? Però se il suo pensiero fosse rimasto solo in forma orale, c’era il rischio che non sarebbe più stato tramandato per arrivare ai giorni nostri e poi “da bocca in bocca” ci sarebbero state continue modifiche..

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