Filosofi Solidali

“Fichte ad un amico” di Valentina Benevento

A: Ciao, come va?Io sono preoccupato perchè non riesco a capire filosofia, mi dai una mano?

B: Certo che ti aiuto, di che si tratta?

A: Abbiamo iniziato a studiare Fichte,però non ho capito bene…

B: Dunque…secondo Fichte, affinchè l’io, cioè il soggetto, possa affermare l’esistenza di un oggetto, deve prima di tutto affermare la propria stessa esistenza e, di conseguenza, avere coscienza di sè.

A: D’accordo. E come riesce a farl0?

B: Poiche l’io è il principio primo, il punto di partenza della conoscenza, è incondizionato, cioè non è posto da niente prima di lui, di conseguenza si pone liberamente da solo, autocreandosi in modo infinito,illimitato, ha l’intuizione intellettuale della propria esistenza.

A: Di conseguenza, ha anche coscienza di sè stesso?

B: Si, ma la acquista grazie al non-io, che lo limita.

A: Che cosa è il non-io? Il contrario dell’io?

B: Non esattamente, il non-io è ciò che è diverso dall’io, che gli è opposto, ed è necessario all’io per limitarlo.

A: Cosa vuol dire che il non-io limita l’io se mi hai detto che l’io si autocrea illimitatamente?

B: L’io è si illimitato, ma una sua piccola parte, l’io empirico ha coscienza di sè grazie al non-io che, essendo altro dall’io gli permette di acquisire autocoscienza. Si tratta di una necessità: l’io non esisterebbe senza il non-io proprio perchè è ciò che gli permette di avere coscienza di sè.

A: Anche il non-io si autocrea? Opponendosi così all’io?

B: No, secondo Fichte l’io puro, o assoluto, crea sè stesso liberamente e infinitamente e, senza rendersene conto, mediante una attività che si chiama immaginazione produttiva inconscia, pone anche il non-io.

A: Ma se lo fa inconsciamente, come riessce poi a conoscerlo?

B: L’io empirico riconosce nel non-io le forme dell’io assoluto, perchè anche il non-io fa parte dell’io, essendo una sua creazione e, a mano a mano che lo conosce, anche il non-io diventa io, di conseguenza si allontana il limite che il non-io imponeva all’io, il quale riesce ad acquisire sempre maggiore coscienza di sè.

A: Quindi se l’io pone il non-io è anche in grado di averne completa conoscenza?

B: No, non la raggiunge mai: innanzi tutto perchè io e non-io sono illimitati e poi perchè se ci riuscisse non avrebbe più altro diverso da sè stesso e perderebbe coscienza di sè, non esisterebbe più: per questo motivo io e non-io sono anche ineliminabili.

A: Vuol dire che senza l’io non esisterebbe il non-io perchè da lui è posto, e senza il non-io non esisterebbe l’io perchè gli permette di avere coscienza di sè?

B: Esatto!

A: Però non sembra più che l’io sia libero!

B: Invece lo è, non solo perchè si autopone, ma perchè si realizza con l’attività pratica grazie alla quale può modificare il non-io, e proprio modificandolo riesce a conoscerlo sempre di più.

A: Ma mai del tutto perchè è illimitato…

B: Bravo!

A: Ok, penso proprio di aver capito!

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