Filosofi Solidali

“Dialogo tra due cugine – ovvero: la disperazione prima del tema” di Giulia Lucchesi

Giulia è in camera sua a studiare, e non sa come fare per il tema di filosofia. È disperata. Entra Cecilia, sorridente e pimpante come al solito.

Cecilia- Che fai?

Giulia [depressa]- Un tema di filosofia che ha deciso di non riuscirmi! Non ci capisco nulla, sono scema, non mi riesceee!!! …zigh.

C- Come sarebbe a dire ‘non mi riesce’? Tutto riesce se ci si mette un po’ d’impegno! Forza, lavora! [fa per andarsene]

G- Aiutami.

C [colta alla sprovvista]- …Eh?

G- Grazie mille Cecia, ti voglio tanto bene, lo sai? Ascolta, questo è ciò che ho capito e che non mi riesce legare assieme: il tema chiede il concetto di natura per vari filosofi, come Schelling, Schopenhauer, Leopardi…

C [che ha capito che non può scappare]- Interessante… Ehi, aspetta! Leopardi? Mi risultava che fosse un poeta, non un filosofo!

G- Era anche un filosofo, tramite poesia… Via, partiamo da lui: il suo concetto di natura, e in generale della vita, era assai pessimistico: inizialmente, la natura era vista come benigna, poi come matrigna, cioè che vuole il male per l’uomo, e infine addirittura come indifferente, cioè che se ne frega totalmente se arreca danno all’uomo o no.

C- Devo dedurre che era felice e soddisfatto della sua vita… Comunque, quindi la natura è come una forza che ci sovrasta, no?

G- Non esattamente. Leopardi era un materialista, cioè negava l’esistenza di sostanze spirituali. Se intendi una forza materiale, meccanica, allora sì.

C- Capito. Qualche collegamento a qualche altro filosofo?

G [loading]- Mmh… se puntiamo sul pessimismo allora Schopenhauer. Se invece cerchiamo chi rifiuta la concezione materialistica della natura, sempre Schopenhauer, ma anche Schelling.

C- Dato che il tuo tema è sulla natura andiamo sulle contrapposizioni, no?

G- …Torna! Partiamo con Schopenhauer, che gli è più affine per altri versi… Allora: Schopenhauer non è d’accordo con la concezione materialistica della natura e in generale della realtà, perché lui ammette l’esistenza di una sostanza che va oltre il semplice fenomeno.

C [curiosa]- Che sarebbe…?

G- Questa è abbastanza complicata… Vediamo se sei intelligente e mi capisci al volo: la volontà. No, non guardarmi così… ascolta piuttosto! Schopenhauer deduce che la vera essenza delle cose è la volontà, e che tutto intorno a noi (e quindi anche noi) non è altro che oggettivazione della volontà, per cui la natura è un’oggettivazione della volontà.

C- E io ne so quanto prima… Non capisco se non mi spieghi che cos’è la volontà! È come quando ho fame e voglio mangiare?

G [senza pensare]- Quella è un’altra oggettivazione della volontà!

C- E picchia! Ma che cos’è ‘sta volontà?

G- Mmh… è ciò che sta dietro alle cose, è il principio. È un impulso cieco, irrazionale e afinalistico. Tutto quello che vediamo è in realtà solo la volontà che si è oggettivata. La volontà vuole volere, perché è volontà; dato che c’è solo la volontà, allora vuole se stessa, e si concretizza per potersi volere. E quindi noi vogliamo le cose: siamo solo volontà che vuole altra volontà.

C- …Sì. Quindi per Schopenhauer la natura non è altro che un’oggettivazione di questa volontà, come l’uomo?

G- Esatto. L’uomo non occupa posti speciali nella natura. Molto diversamente la pensa Schelling: per lui l’uomo è la “creatura perfetta”, più o meno… Beh, quei due la pensano così diversamente che, in effetti, l’unica cosa su cui sono d’accordo è il rifiuto del materialismo: tutti e ammettono l’esistenza di una sostanza “spirituale”.

C- Aspetta, fammi indovinare! Ovviamente non è la stessa, vero?

G- Ma che brava! Certo che no, sarebbe troppo facile… Per Schelling questo principio spirituale è l’Assoluto.

C [mettendosi le mani nei capelli]- Noo! Un altro nome astruso! E che sarebbe?

G- È il Tutto. Per arrivare a parlare di nuovo di natura, che per Schelling è molto importante, bisogna “dividere” il Tutto in due parti: spirito e natura, appunto. Ora preparati, perché il discorso si fa complicato…

C- Ancora di più?! Va beh, sentiamo…

G- Schelling procede direttamente da Fichte. Per Fichte il Tutto, l’Assoluto, è l’Io, inteso non come io-Giulia, ma come Io… assoluto, insomma, ed è l’Io puro. Quest’Io puro, per avere coscienza di sé, deve delimitarsi…

C- Un po’ come la volontà che per volersi deve oggettivarsi!

G- Sì! Brava, mia paziente ascoltatrice. Delimitandosi, l’Io crea il non-io, l’altro da sé. Per Fichte la natura è quindi solo ‘un ammasso meccanico di non-io’, per dirlo con le parole di Schelling.

C- È una mia impressione o il tono di quelle parole non è molto gentile?

G- Perché Schelling non è d’accordo… ma ci arrivo dopo, non saltare avanti! Mi scombussoli la spiegazione! Dicevo, per Fichte, dato che l’Io crea il non-io per avere coscienza di sé, l’Io e il non-io sono la stessa cosa. Come ho detto prima, Schelling prende le mosse da Fichte, per cui anche per lui Io e non-io, spirito e natura, sono la stessa cosa, e quindi per entrambi valgono le stesse leggi.

C [confusa]- Ma hai detto che non è d’accordo!

G- Non lo è nel relegare la natura come ha fatto Fichte: Schelling cerca di recuperarla, e infatti la presenta come una delle due facce dell’Assoluto, parallela e congruente allo spirito. La natura è attività creatrice inconscia. Schelling non è un materialista come Leopardi, e ha rifiutato la natura meccanicistica di Fichte: la natura, per lui, è dotata di forza ed è regolata da un principio di cui lei stessa fa parte. [sorride soddisfatta della spiegazione]

C- Eh?! Non ho capito nulla.

G [profondamente scocciata]- In parole semplici: l’Assoluto è formato da natura e spirito, ed è sia attività che legge che regola l’attività. Spirito e natura sono uguali e con le stesse leggi, ma si delimitano. Possiamo dire che lo spirito è la natura invisibile e la natura è lo spirito visibile.

C- Forse ci sono. Quindi è un po’ come Fichte, solo che qui la natura non serve solo da delimitazione, ma fa parte dell’attività dell’Assoluto.

G- Sì. Ti avevo detto che partiva da Fichte…

C- Ok. Una curiosità: non è che te non capivi nulla di questa roba?

G- Ma come lo organizzo il temaaa?! Disperazione!!

C- Giulia, ti credevo una persona (almeno un pochino) intelligente. Ma non ti sei resa conto che spiegando tutto questo a me hai praticamente già fatto il tema?

G [lampo di genio]- Ehi… è vero.

C- E allora muoviti! Voglio vederlo scritto, chiaro?! Lavora! [esce a passo marziale]

G [facendo il saluto militare]- …Agli ordini!

Un Commento

  1. iniziamo:)
    in testo normale quello che hai scritto tu, in grassetto quello che dico io..

    [..]ammette l’esistenza di una sostanza che va oltre il semplice fenomeno.[..]

    non capisco il senso della frase “sostanza che va oltre il fenome”.. se va oltre non è piu la sostanza di quel fenomeno. Ogni cosa per essere quella che è deve essere quella che è:) q
    la sostanza è quel qualcosa che fa si che una cosa sia appunto quella che sia.. quindi non può essere oltre il fenomeno.. ma E’ quello che rende possibile il fenomeno (come apparenza) quando lo vediamo.. importante NON distinguere i mondi.. il mondo è UNO.. può essere “raccontato” come volontà o come rappresentazione, come è o come mi appare, ma è sempre UNO.. non c’è un al di là, una metafisica, e per questo questa mattina ti dicevo che il termine spirituale è pericoloso.. a meno che non si spiega bene nel contesto in cui si usa questo termine. infatti piu avanti dici:

    C- E picchia! Ma che cos’è ‘sta volontà?
    G- Mmh… è ciò che sta dietro alle cose, è il principio

    adesso sai come aggiustarla questa frase, vero? 🙂

    [..]la natura è un’oggettivazione della volontà.[..]
    Oggettivazione della volontà è indubbiamente la parola giusta.. ma cosa vuol dire esattamente oggettivazione? l’oggetto esiste solo se in rapporto ad una rappresentazione.. cioè c’è un soggetto che lo giudica (guarda, pensa etc). La natura, in quanto fenomeno, apparenza, è oggetto[..]

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