Filosofi Solidali

“L’attività estetica per Aristotele, Kant, Schopenhauer e Schelling” di Greta Paoletti

L’arte per Aristotele è l’imitazione della natura secondo verosimiglianza, è ricreare le cose secondo una nuova dimenzione; l’arte costituisce una nuova forma di conoscenza.Il bello per Aristotele è un concetto quasi matematico, implica ordine e simmetria di parti, in una parola proporzione. Aristotele nella Poetica prende in esame la poesia tragica ed epica, più specificatamente prende in considerazione due concetti per comprendere il fatto artistico: Mimesi e Catarsi, la mimesi è l’immedesimarsi dello spettatore nella vicenda che si stà svolgendo, la catarsi è la liberazione in senso morale e fisilogico delle passioni.

Kant pone arte e bellezza come problemi filosofici e sceglie di intraprendere una strada che riconosca al giudizio estetico autonomia,e insieme lo distingue dalla conoscenza teoretica in quanto esso non ha come obiettivo la valutazione di ciò che è vero e ciò che è falso. La bellezza non riguarda la costituzione degli oggetti, bensì una nostra reazione soggettiva nell’atto di percepirli.

Kant osserva inoltre che il giudizio estetico è in grado di svelare un’unità profonda tra la natura e l’esperienza morale dell’uomo, permettendo ad esso di cogliere la natura come animata da quelle caratteristiche di finalità ed armonia che egli sperimentava nell’uso pratico della ragione, nell’ambito della moralità.

La bellezza è ciò che attesta la corrispondenza tra il mondo della necessità, tipico della critica della ragion pura e quello della libertà proprio della critica della ragion pratica, ciò è possibile grazie ad una facoltà, il sentimento, il quale può essere del piacere o dispiacere, suscitato dal gusto. Tale sentimento è comune a tutti gli uomini, dunque il giudizio estetico si basa su un pricipio soggettivo ed aspira ad un riconoscimento comune, l’ universalità.

Kant elabora inoltre il concetto di genio, esso è la sintesi di immaginazione ed intelletto. L’artista gode di una assoluta libertà creativa dove l’intelletto è presente, ma non è costrizione razionale, come avviene nel campo della conoscenza, ma come capacità di realizzare l’opera secondo il proprio naturale gusto estetico. L’opera d’arte è la sintesi di necessità e libertà, per quanto libera e geniale sia l’ispirazione dell’artista egli dovrà tuttavia fare i conti con le rigide regole del mondo della natura.

Schopenhauer sostiene che l’essenziale del mondo è volontà insaziabile. La volontà è conflitto e lacerazione, quindi dolore, essa è tensione continua, il tendersi si vede sempre impedito, sempre in lotta, è dunque sempre un soffrire. Ogni ente naturale si sente incompiuto e bramoso di superare la propria determinatezza, ogni essere umano è un essere inappagabile, egli manca costitutivamente di qualcosa, di conseguenza tutto il suo agire si esprime nella forma dolorosa del continuo desiderio. La vita è bisogno e dolore. Se il bisogno viene soddisfatto si piomba nella sazietà e nella noia, col possesso svanisce ogni attrattiva, il desiderio rinasce in forma nuova e con esso il bisogno. Ci si può liberare dal dolore e dalla noia e sottrarsi alla catena infinita dei bisogni attraverso l’arte. L’uomo nell’esperienza estetica si annienta come volontà, si trasforma in puro occhio del mondo, si immerge nell’oggetto e si dimentica se stesso e il suo dolore. Questo occhio scorge le idee, modelli delle cose, al di fuori di tempo e spazio. L’arte esprime l’essenza delle cose e proprio per questo ci aiuta a distaccarci dalla volontà e dunque dal dolore. Schopenhauer prende in esame le arti, le quali sono liberatrici in quanto il piacere che esse procurano è la cessazione del bisogno, che si raggiunge con lo svincolarsi della conoscenza dalla volontà e il suo porsi come disinteressata contemplazione.

Schelling sostiene che l’arte è in grado di attestare quell’unità profonda tra natura e spirito, che costituisce l’essenza della realtà, in quanto nella produzione artistica viene meno la differenza tra forma e materia, tra interno ed esterno, tra libertà e legalità. Nell’arte ha luogo quell’intuizione produttiva che la filosofia teoretica può solo riconoscere e non ripetere, essa inoltre realizza in un prodotto finito la conciliazione di principi infiniti, il momento reale e quello ideale, che in natura appaiono come contrapposti. L’arte è una attività intuitiva che produce da se il proprio prodotto, l’oggetto, realtà materiale che ha in sè allo stesso tempo il principio ispiratore. Nella creazione estetica, l’artista è mosso da una forza inconsapevole che fa si che la sua opera sia la sintesi di un momento inconscio e spontaneo, l’ispirazione, e di uno conscio e meditato, l’esecuzione.

Un Commento

  1. primo commento prima di iniziare.
    è lo stesso identico che mi avete consegnato o ha avuto qualche aggiustatura:)
    mi spiego: nel primo caso riparto dai commenti gia fatti, nel secondo lo leggo con lo spirito di leggerlo per la prima volta.. che non è la stessa cosa..

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