Filosofi Solidali

“Pico de Paperis insegna Socrate” di Francesconi e Franceschi (III LD)

Paperopoli: casa di Pico De Paperis
Driiiiiiiin (campanello)

Pico de Paperis: Chi è?
Qui, Quo, Qua: Siamo noi Pico!!!
Pico de Paperis: Oh, ciao ragazzi. Che bella sorpresa vedervi! Accomodatevi. Volete qualcosa da bere?
Qui: Succo d’arancia, grazie.
Quo: per me solo acqua.
Qua: anche per me acqua, per favore.

I tre paperini si siedono nello studio. Pico arriva con un vassoio e si mette a sedere vicino la scrivania.

Pico de Paperis: bene miei cari ragazzi, qual buon vento vi porta?
Qui: siamo venuti per chiederti un aiuto.
Qua: vedi, fra qualche giorno a scuola avremo un compito di filosofia molto importante… se non lo facciamo bene ci giochiamo il voto del primo quadrimestre.
Quo: A causa degli impegni con le giovani marmotte abbiamo saltato molte lezioni, quindi ci servirebbe un piccolo ripasso.
Qui: abbiamo deciso di venire da te perché sappiamo che tra le altre cose sei anche laureato in filosofia.
Pico de Paperis: Eh già, è proprio vero!!! Mi sono laureato tanti anni fa proprio all’università di Paperopoli… comunque quale è l’argomento del compito?
Qui, Quo,Qua: Socrate!!
Pico de Paperis: Ah, il grande Socrate! La cerniera tra i sofisti e Platone. E’ uno dei miei filosofi preferiti….Inizierò subito dandovi alcune informazioni sulla sua vita. Avete carta e penna per prendere appunti?
Qua: Si! Inizia pure, Pico!

Prima di iniziare il papero rischiara la voce con un colpo di tosse e strofina gli arti pennuti sul suo pullover giallo.

Pico de Paperis: Bene, allora…..Socrate nasce ad Atene nel 469 a.c., suo padre era uno scultore mentre la madre una levatrice.
Qui: Una leva-che?
Pico de Paperis: Si, una levatrice; una ostetrica; una che faceva nascere i paperini insomma.
Comunque…..!! Prima di essere conosciuto come filosofo, Socrate si era già creato un ottima reputazione come soldato. Molti greci, durante le battaglie di Delio e Potidea avevano ammirato il suo coraggio e la sua resistenza al dolore. Qualcuno dice pure di averlo visto camminare scalzo sotto la neve.
Qua: accipicchia!!
Pico de Paperis: Ma sentite questa: dalle descrizioni che ci danno amici e conoscenti, risulta che Socrate non era proprio un bel papero. Il suo goffo aspetto, infatti, era in contrasto con la sua bontà d’animo e la sua bellezza interiore. Platone, che è stato il suo allievo prediletto, paragonava il maestro a quelle statuette che raffiguravano esternamente un satiro, ma che all’interno contenevano immagini di dei.
Quo: anche lui si interessò, come gli altri filosofi che abbiamo studiato, al problema dell’origine dell’universo?
Pico de Paperis: No, egli si occupò soprattutto dell’uomo, come fecero i sofisti. Diversamente da loro, però, la filosofia non doveva avere come fine ultimo l’utile del singolo o dei cittadini, ma perseguire la verità, intesa come ricerca soggettiva e incessante di sé. Per questo si dice che Socrate ha fatto suo il motto dell’oracolo di Delfi.
Qui: L’oracolo di Delfi? E cos’è?
Pico de Paperis: Era uno dei luoghi religiosi più importanti dell’antica Grecia. Proprio all’ingresso era inciso sulla pietra: “conosci te stesso”, un invito alla ricerca dell’essere più misterioso e incomprensibile…..l’uomo.
Qui:“Pico, considerando tutta la gente che frequentava l’oracolo, è possibile che conosci te stesso volesse significare semplicemente questo: prima di entrare, pensa bene a cosa vuoi chiedere e chiedi con chiarezza quel che vuoi sapere, così non ci farai perder tempo?”.
Qui: perché il tempo è denaro avrebbe aggiunto zio paperone.
Quo: si… tanto per lui tutto è denaro.
Pico de Paperis: Sempre i soliti burloni voi.
Qui, Quo, Qua: scusaci… continua.
Pico de Paperis: dovete sapere che un certo Cherefonte si recò a Delfi, e chiese all’oracolo se vi fosse in tutta la Grecia qualcuno più sapiente di Socrate. L’oracolo rispose di no. Socrate sorpreso di questo riconoscimento, cominciò ad andarsene in giro interrogando chiunque fosse considerato sapiente.
Qui: In che senso interrogare, come quei rompiscatole degli insegnanti?
Pico de Paperis: diciamo di si. Ma Socrate seguiva uno schema tutto suo.
Innanzitutto si recava presso un uomo considerato esperto in una determinata arte, come la guerra, la poesia ecc., e ne elogiava la sapienza.
In seguito, si dichiarava ignorante e chiedeva al suo interlocutore di renderlo edotto circa l’arte di cui era maestro. Se questi girava intorno al problema, Socrate cercava di metterlo in difficoltà rivolgendogli domande chiare e precise. Il malcapitato spesso non riusciva a rispondere, e non gli restava altro da fare che ammettere la propria ignoranza o mandare Socrate a quel paese.
Qui: e ci credo!!!! A nessuno piace ammettere di non sapere o addirittura fare brutta figura.
Pico de Paperis: questo è vero, ma Socrate non aveva mica finito qui.
Infatti l’ultimo punto delle sue “interviste filosofiche” consisteva nella cosiddetta maieutica o arte della levatrice…
Quo: La stessa cosa che faceva la madre!!! ma aspetta un momento Pico! Sono un pò confuso, come può egli far nascere bambini durante il suo parlare?
Pico de Paparis: Caro Quo, questa è solo una metafora. In realtà Socrate attraverso le sue domande faceva “nascere” nel pensiero dell’interlocutore un nuovo punto di vista sulle cose. Un punto di vista che fino a quel momento neanche si sapeva di avere.
Qua: bè detto così, il pensiero di Socrate non sembra difficile da capire.
Pico de Paperis: Ma, ditemi ancora. Dovete sapere qualcos’altro per il compito?
Quo: Tra gli argomenti c’è scritto “la morale per Socrate”.
Pico de paperis: “Bene….. Allora…… Il punto chiave della sua morale è la concezione di virtù come ricerca. Per Socrate il concetto di virtù indicava la maniera ottimale per essere uomo e il modo migliore di comportarsi nella vita. Tale virtù, secondo il filosofo, non era innata, ma una faticosa conquista. Questa ricerca doveva essere compiuta con l’aiuto della ragione, affinchè si comprendesse la differenza tra il bene e il male.
Qui, Quo, Qua: ehi… piano Pico, se vai così di fretta non capiamo nulla.
Qui: il nostro insegnante ci ha detto che la morale di Socrate può essere riassunta da questa frase: “chi fa il male lo fa per ignoranza del bene”. Ci puoi chiarire cosa vuol dire?
Pico de Paperis: vuol dire che chi fa il male è perché non conosce quale sia il vero bene, e spesso lo confonde con il tornaconto personale, non sapendo invece che così compie una scelta azzardata, rischiando di realizzare il male.
Qui: Ci puoi dire infine qual è il suo pensiero riguardo la religione, così andiamo via e non ti rompiamo con tutte queste domande?.
Pico de Paperis: Socrate credeva che dentro di lui vivesse un Daimon, che lo consigliava nelle scelte più delicate.
Qua: Santi paperi! Un demone dentro di noi, che paura. Non mi va di parlare di queste cose soprattutto ora che si sta facendo buio.
Pico de Paperis: No Qua. Per Socrate il demone non è un essere malvagio, ma una creatura metà umana e metà divina che influenza le nostre decisioni, come una sorta di coscienza.
Quo: Beh…. Sarà…. ma a me è venuta un pò di paura. Andiamo a casa.!!!
Qui, Quo: va bene…fifone….
Qui, Quo, Qua: Ciao Pico, è grazie.
Pico De Paperis: Di niente, tornate quando volete e fatemi sapere come è andato il compito.
Qui, Quo, Qua: Un giorno, magari, ci racconterai ancora della vita di questo strano personaggio.

“O della morte”, borbottò Pico, “Vi racconterò della fine di uomo onesto, che accusato di corrompere i giovani e di negare le divinità della città fu condannato a morte.
Vi racconterò dei suoi amici e di come invano cercarono di liberarlo.
Ed infine vi racconterò del suo sacrificio, a mezzo del quale volle dimostare la necessità dell’obbedienza alle leggi” .

I paperi erano già troppo lontani per sentire le ultime parole di Pico, e quando lui chiuse la porta, di loro restavano solo le ombre che si allontanavano all’orizzonte.

Idea: Federica Francesconi
Realizzazione: Giulia Franceschi
Classe IIILD

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