Filosofi Solidali

Interroghiamo i filosofi: Guglielmo di Occam (38)

Interroghiamo i filosofi: Guglielmo di Occam (38)

Entia sunt non moltiplicanda..

15 commenti

  1. Guglielmino! apparte il fatto che mi state piuttosto simpatico a differenza dei suoi ultimi contemporanei, vorrei capire qualche cosa in più.
    Ad esempio, quando parlate di conoscenza inuitiva, distinguibile in perfetta e imperfetta, e di quella astrattiva, non colgo la differenza tra quest’ultima e quella intuitiva imperfetta: entrambe si interessano di una conoscenza, cioè di un’esperienza passata, no? in cosa sono dissimili?
    E poi, quando per smontare le prove dell’esistenza di Dio ricongiungete l’Essenza all’Esistenza, non capisco in che modo arrivate a dire che l’Esistenza non può far parte dell’Essenza di Dio. Grazie!

  2. Guglielmino a me pare una confidenza inopportuna.. ma per questa volta proverò a rispondere alle vostre angosciose domande, anche se, temo, queste le sappiate già e vogliate solo provocarmi!

    L’intuizione è tutto ciò che ha a che fare dell’incontro del soggetto con un oggetto da conoscere. Chiamarla perfetta, imperfetta, sensibile o intellettuale dipende solo dal punto di vista in cui la si guardi.
    Perfetta se l’intuizione è attuale (l’oggetto è davanti a noi), imperfetta se è passata (ma anche quando è passata prima deve essere stata perfetta), sensibile se vista come sensazione, intellettuale se vista come rappresentazione mentale.

    L’astrazione è altra cosa assai! L’astrazione è il coglier dell’oggetto (che è unico e irripetibile nell’esperienza e come esperienza) qualcosa in comune con un termine, o nome, di cui ne vogliamo far fare parte. Un conto è il ricordo dell’oggetto (la sua rappresentazione, il disegno che se ne ha nella mente nostra), un conto è lo nome che gli si vuol dare (per tradizione, abitudine, insegnamento, immaginazione, etc etc lo motivo che vi porta a dare un nome piuttosto che altro poco importa, quello che conta è il fatto che lo fate e che in quel nome vedete qualcosa di comune tra piu oggetti e/o rappresentazioni che dir si vogliano)..

    La quistione relativa a Dio è quistione vecchia assai che ho a suo tempo aperta con il buon Tommaso che, pur bravuomo quale è, temo che abbia non poco equivocato lo maestro Aristotile.
    Lasciando da parte le polemiche (che sarebbero qui troppo lunghe da spiegare), si può arrivare ad eliminare questa distinzione artificiosa (che Aristotele NON ha mai inventato) tra essenza ed esistenza ragionando cosi:
    un nome è un segno artificiale che non è più la rappresentazione naturale di un singolo oggetto, ma di tutti quelli che riconosciamo a lui simili. Questo fatto descrive il risultato della non-esistenza degli universali (il nome è solo un segno artificiale, nella nostra mente) e se gli universali non esistono ed esistono solo i casi particolari fa venire meno la distinzione essenza-esistenza. Nella mente di Dio non esistono gli universali già prima della creazione del mondo (essenza -> esistenza appunto) perché sarebbe come dire che il mondo è cosi e non poteva essere altrimenti. Significa limitare l’onnipotenza di Dio (Dio non avrebbe potuto creare il mondo altrimenti perche legato dal suo stesso pensiero. Dio poteva decidere se creare il mondo o meno – ovvero dargli l’esistenza – ma non se crearlo così – ovvero decidere la sua essenza, il come pensarlo). Dire che gli universali non esistono è come dire che neppure Iddio è vincolato dal suo pensiero. Quando Dio crea dà essenza ed esistenza insieme, secondo la sua volontà. Fine.

    So bene che nella natura esistono leggi che sembrano dire che neppure Dio può decidere che non siano cosi (che gli oggetti cadano verso il basso, che 1+1=2 etc), ma è un ragionamento da farlocchi! le cose sono cosi perche Dio le ha fatte cosi (essenza+esistenza).. se avesse voluto gli oggetti cadevano di traverso e 1+1=1 e a tutti sarebbe parso normale..)
    arrivederci!

  3. Grazie molte, solo un’ultima cosa: dite che non si può stabilire l’unicità di Dio, cioè che non ce ne siano altri, perchè essi essendo Dii (o dei) vorrebbero tutti l’ottimo, e non si troverebbero mai in disaccordo, governando insieme in armonia… ma non dicevate che “è perfettamente inutile adoperare uno strumento maggiore del necessario”? e il necessario non è l’unicità?

  4. Dire che non si può dimostrare l’unicità di Dio non significa dire che ne esistono molti.. solo che non si può dimostrare.. Dire che il “Necessario è L’unicità” mi pare una moltiplicazione inutile, poiché non sta scritto da nessuna parte, non è dimostrabile ed invece lo afferma come una sentenza, come se avessi appunto gli strumenti necessari per affermarlo!
    Non posso dire cosa è Dio (ne a priori ne a posteriori, ne con il pensiero ne con l’esperienza, ne con la causa ne con il fine), quindi nemmeno se è uno o molti, immanente o trascendente. Non dico niente, non moltiplico niente.

  5. Guglielmo, ma io non vi capisco mica: prima predicate lavostra fede nell’Evidenza, unica via da seguire per conoscere, e poi dite che Dio è inconoscibile e che la teologia è altra cosa dalla filosofia. vorrei sapere: nonostante ciò voi a questo Dio medievale ci credete o no?

  6. Ah! Come osat…. ehm.. pardon.. volevo dire:
    cara Caterina, non abusiamo delle parole 🙂

    Non “predichiamo fede nell’Evidenza”, la fede e la predica sono altra cosa. L’evidenza è l’unico metro conoscitivo che noi, poveri umani mortali, possediamo. Solo questo dissi. Tutta la nostra conoscenza poggia sull’intuizione, sulla conoscenza diretta degli enti reali, e solo di questi possiamo dire: “io conosco!”.. di tutto il resto posso solo fare astrazione e dunque perdere di vista l’evidenza (far congetture, dunque, passibili di ogni errore e dunque da sottoporre continuamente al mio ormai celebre rasoio).
    Di Dio, poi, meglio non dire niente perché parlar di lui è sicuramente errore!

    Cosa volete farmi dire? Che poiché di Dio non posso aver intuizione allora non posso crederlo? Non posso aver fede in lui? Se potessi aver di Dio questa intuizione NON AVREI BISOGNO DELLA FEDE, ma lo CONOSCEREI!

    Perdonate se adesso vi rispondo con altra domanda: ma che è questo “Dio medievale”? 🙂

  7. Va bene, mi sono fatta capire male.. si può allora dire che avete fedenell’evidenza, che vi affidate ad essa?
    Vi ho chiesto se credete in Dio perchè vedo un’incoerenza nel credere all’evidenza e poi dire che Dio è inconoscibile.. e nonostante ciò, credere che ci sia. boh, non so se avete capito. Apparte tutto ciò, tutta lasua inconoscibilità e via via, voi Guglielmo ci credete?
    Il Dio medievale è il Dio visto al tempo vostro, perchè dai tempi vostri ai miei un pochino la sua visione è cambiata.

  8. non capisco l’incoerenza!
    poiché Dio non si può conoscere (visto che non si puo vedere!) allora l’unico modo è crederlo! Io non SO l’esistenza di Dio, e per questo la CREDO per FEDE (se la potessi conoscere, la sua esistenza, non avrei bisogno della fede, no?). E certo che ci credo.. ci mancherebbe 🙂

  9. Grazie, volevo sapere se credevate, le premesse erano abbastanza chiare. L’espressione “fede nell’evidenza” però vi si può comunque attibuire, no?

  10. no 🙂
    l’evidenza non ha bisogno di fede! è evidente!

  11. mmmh… come no?? Fede nell’evidenza nel senso che vi affidate ad essa, che fate conto su essa.. no?? 🙁

  12. è evidente che stiamo usando due accezioni diverse della parola “fede”.. 🙂

  13. va bene, la mia fed vuol dire fiducia e affidamento.. 🙂 e la vostra è fiducia cieca e senza impiegamento della ragione: così il mio discorso torna? (DEVE tornare, altrimente il mio tema sarebbe basato su frasi senza senso!)

  14. approvato 🙂

  15. meno male, grazie! 🙂 se non avete nulla in contrario, presto sul forum parlo un po’ di voi, forse.
    quindi a presto! grazie

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