Filosofi Solidali

Esercitazioni 3Fc

Esercitazioni 3Fc

Come promesso pubblico due esercitazioni.

La prima è in preparazione del compito di giovedì 22 dicembre. Esattamente come nel compito ci sono 3 testi da commentare seguendo le linee guida proposte. Per dubbi scrivetemi o commentate questo articolo.

sofisti_socrate_esercitazione

La seconda è l’esercitazione per la verifica sommativa di lunedì 16 gennaio. Siete pregati di farla tutti.

esercitazioni_3Fc_sommativa

12 commenti

  1. TESTO 1
    Protagora avrebbe spiegato al figlio che l’ uomo è misura di tutte le cose, che quindi di ogni cosa si possono dire due giudizi, logoi, contrari (in questo caso se pagare i debiti o no), entrambi veri. Quindi avrebbe detto che tutto sarebbe stato nell’ aderenza dei propri discorsi a ciò che si voleva dire, cioè al logos che si voleva far vincere, e che quindi una scuola di sofistica avrebbe fatto al caso suo, insegnandoli a convincere gli altri tramite il bel parlare.
    Socrateinvece avrebbe detto che inanzitutto lui non insegnava la verità, ma che insegnava solo a tirarla fuori dagli altri, poi che bisognava trovare un logos comune, non pretendere di averne uno vero.

    TESTO 2
    Protagora avrebbe detto che sarebbe stato a Callia, ma ancora di più a i suoi figli di scegliere un maestro, perchè sarebbero stati loro il metro di misura della bravura del maestro ripetto a loro.
    Trasimaco avrebbe detto che qui, in questo accordo, aveva vinto il più forte (Eveno), perchè in grado di convincere Callia della sua bravura, e che quindi questo accordo saebbe stato dapprima il suo utile, ma poi anche quello di Callia, perchè quest’ ultimo, convinto di ciò, sarebbe entrato nel mondo di Eveno e sarebbe stato contento della decisione. Quindi Eveno sarebbe stato più forte degli altri insegnanti e di Callia.
    Socrate avrebbe detto che Eveno o è un dio o è uno stolto che si fa pagare per nulla(la seconda naturalmente). Eveno infatti non sa niente, perchè la verità è inarrivabile, ma non sa neanche di non sapere, vendendo il nulla. Evenio va compatito e aiutato, così come Callia.

    TESTO 3
    Trasimaco avrebbe detto che per ogni cosa ci sono più visioni, ma quella vera è quella del più forte, che sa imporla agli altri. Quindi il dialogo socratico ironico non serviva a niente, perchè sfasciava le idee degliu altri, ma non serviva a far prevalere la propria.
    Per Socrate invece la saccenza stava proprio nel fatto di imporre la propria opinione, invece di arrivare al confronto. Se infatti nessuno sa nulla l’ unica cosa da fare è aiutare gli altri a rendersene conto. Memorabile la frase finale che con ironia fa cadere il castello di Menone.

    SCUSI SE RISPONDO SOLO ORA MA PRIMA NON MI RIUSCIVA REGISTRAMI.

  2. Credo che il mio commento, ormai serve a poco, in funzione del compito dato che sono le 00.30 e il compito è domani, ma commento comunque per il futuro.

    1) Ovviamente si, Protagora questo insegna. Il senso qui è però anche ironico e rimanda proprio all’accusa che Socrate ha ricevuto in tribunale e cioè di essere manipolatore di menti giovanili ai quali, invece di insegnare a rispettare le tradizioni, ha insegnato a vedere le cose sempre da più punti di vista e quindi a far perdere, ai giovani, il rispetto per le tradizioni stesse.

    2) Niente da dire, ottimo. Magari due righe sul cosa sia la virtù e perché per i sofisti (e anche Socrate) è insegnabile.

    3) Bene aver colto l’ironia nell’ultima frase. In questo brano però è d’obbligo cogliere l’aspetto induttivo della ricerca socratica.
    3)

  3. Rispondo alla domanda “Che cos’è il Daimon”:
    il daimon è uno spirito guida che assiste l’uomo e lo stimola a fare la decisione giusta, proprio come il metodo socratico(infatti Socrate era come un daimon per le persone che interrogava perchè le aiutava a ragionare e a partorire le idee, quindi gli “levava” le considerazioni sbagliate e le metteva sulla giusta strada).

  4. Che il Daimon sia una guida lo dice espressamente Socrate. Che sia uno spirito (quindi sostanza separata dal corpo) è più difficile da sostenere, ma a prescindere dall’aspetto ontologico, qual’è la sua funzione? Dire a Socrate quando commette qualcosa di sbagliato. Il Daimon non corregge gli errori relativi alla conoscenza ma guida le azioni, la pratica, la morale.
    Socrate, pur non sapendo cosa sia il bene, sa che se commette qualcosa di sbagliato il suo daimon lo rimprovererà. Perché dovrebbe succedere questo? Bisogna andare a rivedere l’intellettualismo etico, e lì troverà la risposta…

  5. Va bene, grazie, andrò a rivedere…intanto rispondo ad un’altra domanda, sperando che sia giusta (quelle dell’esercitazione le ho fatte tutte. Senza scriverle tutte, ne riporto solo alcune)
    “Per quale motivo Socrate si ritiene più sapiente di artisti, politici e poeti? Cos’è l’ironia? Il dialogo per Socrate è ricerca o comunicazione?”
    Socrate si ritiene più sapiente di artisti, politici e poeti perchè sa di non sapere, e la conoscenza della propria ignoranza è la prima condizione del sapere. Capisce di essere più sapiente degli altri attraverso il dialogo: cercava persone che riteneva più intelligenti di lui e faceva loro domande (lui non si faceva fare mai domande). Poi, attraverso l’ironia (cioè il fingersi ignorante rispetto all’interlocutore) fa finta di essere soddisfatto e continua a fare domande, cercando così la saccenza (ovvero il credere di sapere) di chi gli sta davanti; ma questo è un metodo per lasciare l’interlocutore in uno stato di dubbio per indurlo alla ricerca.

  6. Molto bene! Unico appunto: occhio a non confondere l’intelligenza (che è una capacità, o facoltà che permette di conoscere) con la sapienza (che è il contenuto, ciò che si conosce).

  7. Sono andato a rivedere gli appunti sull’intellettualismo etico, ma non ho trovato niente che mi riportasse alla definizione di “daimon”,però già che ci sono allora rispondo alla domanda “Cos’è l’intellettualismo etico per Socrate”(come l’ho capito io e come ho negli appunti):
    con l’intellettualismo etico Socrate voleva spiegare che nessuno fa il male volontariamente perchè chiunque cerca di realizzare il proprio bene. Se un uomo fa il male è ignorante di cosa sia il bene; quindi chi fa il male crede di possedere il bene.

  8. Nessuno fa il male volontariamente perché sa che fare il male è farlo anche a se stesi. Questo però non è sempre immediatamente visibile (se trovo un portafogli pieno di soldi con documenti del proprietario, può darsi che non veda il male che commetto nel tenermelo pur sapendo chi è il proprietario). A questo punto dice Socrate interviene il Daimon, che altro non è che la “coscienza” che ricorda a Socrate che, sapendo benissimo che tenere quel portafogli sia un male, sta facendo del male a se stesso e lo fa desistere dalla tentazione di farlo. In termini un po’ moderni potremmo dire che la coscienza interviene con i sensi di colpa impedendoci di fare quello che sappiamo non essere il bene (se anche non sappiamo cos’è il bene, sappiamo benissimo infatti cosa non lo è).

  9. Alla domanda “commenta il passo di Dante ‘Democrito, che il mondo a caso pone'” io avrei risposto che forse Dante non riteneva giuste le sue idee ed il principio dell’atomismo, le sue teorie sugli atomi come la vera formazione della materia lo rendevano, agli occhi di Dante, come una persona che “pone il mondo a caso”. Non so se è giusta. Per quanto riguarda la domanda sul Mythos, credo di poter rispondere che sia un racconto fantastico nel quale, molte volte, gli antichi cercavano di dare una risposta alla domanda: “come sono nate tutte le cose?”. Questa ricerca sull’origine di tutto rappresenta un parallelismo con la filosofia. Non sono sicuro delle mie risposte.

  10. Sicuramente Dante non le vede “giuste”, se non direbbe quella che noi sappiamo anche essere una falsità. Quello che Dante critica nell’atomismo e l’assenza di un principio esterno alla natura (quindi agli atomi) che li regoli. Secondo Democrito, infatti, tutto è materia e movimento, nient’altro, quindi il movimento (e l’ordine) degli atomi si trova negli atomi stessi. Il movimento degli atomi però non è casuale, come ritiene Dante, bensì CAUSALE, cioè dipende dagli scontri e dal movimento degli altri atomi (e quindi del sistema nel suo complesso).

    Sul Mito siamo d’accordo!

  11. Grazie della risposta. Invece, alla domanda “Cos’è un giudizio? Quando è vero e quando necessariamente vero?”. Un giudizio è un enunciato che può essere vero o falso. E’ vero quando è condiviso, necessariamente vero quando è innegabile.
    “Cos’è l’ironia?”. Socrate, quando andava ad infastidire le persone rivolgendogli un sacco di domande, usava l’ironia e la maieutica. Con l’ironia costringeva il suo interlocutore ad ammettere la propria ignoranza. Il primo passo verso la sapienza è, infatti, riconoscere di sapere di non sapere. L’ironia è il primo metodo con il quale Socrate si fingeva ignorante, ritenendo il suo interlocutore come un uomo sapiente.

  12. Un giudizio è un enunciato dichiarativo che può essere vero o falso. Un giudizio è come minimo composto da due concetti (S è P). La verità di un giudizio dipende dal significato dei concetti (quindi dal rapporto che il concetto ha con l’oggetto che significa). Se i due concetti di cui dichiaro un rapporto (soggetto è predicato) descrivono un rapporto che si trova nella realtà, allora il giudizio è vero.
    Ok per l’ironia.

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