Filosofi Solidali

Interroghiamo i filosofi: Aristotele (11)

Interroghiamo i filosofi: Aristotele (11)

Se lo ha detto lui, vi potete fidare!

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27 commenti

  1. Devo porle una domanda caro ARISTOTELE!
    L’esperienza è una verità non necessaria , perchè so che quell’oggetto è ma non il perchè!?

  2. l’esperienza NON è né vera né falsa, non è un giudizio.. l’esperienza è una forma di conoscenza. attraverso l’esperienza infatti si accumulano “sensazioni” in “memoria”. collegando sensazioni attuali (qui e ora) con altre in memoria possiamo formulare giudizi che possono essere o veri o falsi.
    L’esperienza non ci dice nessuna verità necessaria perché nasce su sensazioni che sono in un certo modo ma potrebbero essere in un altro!
    non ci dice il necessario, quindi, ma solo il POSSIBILE!

    passare dalla conoscenza dell’oggetto, al suo perché (ovvero dal CHE al PERCHE) significa passare dalla sua conoscenza alla SCIENZA.. (quindi dal “qui e ora” di quell’oggetto, che al massimo mi dice appunto “che è”) a ciò che lo rende possibile (ovvero quelle leggi che lo rendono tale e le leggi, invece, sono necessarie, come la scienza impone, perché parlano dell’ESSERE e non di QUEL particolare oggetto di esperienza !)

  3. eccomi..
    che differenza c’è tra il giudizio come differenza specifica e come suo proprio ( cioè che il predicato è sostanza del soggetto)?
    Se è così la differenza specifica è un predicato che differenzia l’oggetto dagli altri mentre la sostanza si trova dentro l’oggetto e fa che lui sia ciò che è. Ma anche la differenza specifica fa parte dell’oggetto, e facendone parte non è già in lui?
    -poi, la quantità e la qualità…..?

  4. Ogni giudizio descrive come un eventuale predicato puo descrivere un soggetto (ovvero quanto un soggetto “appartiene” al predicato)

    In generale sappiamo che un giudizio “SèP” indica che S appartiene ad P (ad esempio “Il sole è giallo”, il sole appartiene all’insieme degli oggetti gialli).
    Se appartiene è vero, se no è falso (terzo escluso).

    Io dico che esistono 5 modi in cui un giudizio può descrivere un certo soggetto con un relativo predicato, e tutto dipende dal tipo di “rapporto” che esiste tra il soggetto e il predicato. Entrambi sono infatti universali, e quindi entrambi possono essere genere o specie di altri universali (eventualmente tra di loro).

    Se un predicato rispetto al soggetto che predica è di lui un genere (ovvero un insieme più grande dove l’altro è contenuto), allora il predicabile è di GENERE (“tutti i lucchesi sono toscani”).
    Il termine TOSCANO è genere di LUCCHESE (si guarda il predicato, per stabilire se il giudizio è di genere)

    Se iln predicato è più piccolo (ovvero meno esteso e quindi più comprensivo), il predicabile è di SPECIE.

    Veniamo alle tue domande.
    Se il predicato è più piccolo, ovvero una specie del soggetto, ma quella specie in particolare descrive un altro universale che quel giudizio descrive in modo esaustivo, allora si dice che il predicabile è UNA DIFFERENZA SPECIFICA (es. “Alcuni toscani sono tirchi”).
    E’ chiaro che in questo caso il predicato di genere (TIRCHIO) descrive un insieme di persone che corrisponde ad un altro universale e solo lui (LUCCHESE).

    Un predicato si dice PROPRIO di un soggetto, se vi appartiene in modo necessario e per natura. Fa parte della sua sostanza. Es: “Il triangolo ha tre lati”. Non si puo togliere il predicato avere tre lati, altrimenti non si ha più il triangolo!

    Che differenza con quello che descrive una differenza specifica? IL MODO IN CUI SI FORMULA!
    in logica è importante come si dice una cosa, non quello che si dice. é indubbio che essere tirchio è parte naturale dell’essere lucchese (non posso negare ad lucchese l’essere tirchio, perche sarebbe come negare ad un triangolo di avere tre lati), ma nel primo caso ho usato come soggetto una categoria di persone che non sono solo tirchi (TOSCANI) nel secondo ho indicato proprio quella categoria che ha in quel predicato la sua natura (LUCCHESI).

    tutto bello, no?:)

  5. Rilegga un attimino i discorsi perchè mi sa che qua e là mancano alcune parole!
    E poi ha saltato a risposta alla seconda domanda!
    I lucchesi per natura sono tirchi. Quando si dà una definizione si usa il genere prossimo che sarebbe toscano e poi la differenza specifica che è tirchio: la differenza specifica è quindi la sostanza del soggetto che legata al genere prossimo del soggetto dà la definizione di quest’ultimo?
    Tirchio è sia predicato che sostanza?
    aiuto.
    Che l’acqua è insapore è una sua “proprietà” (o predicato) o è la sua sostanza?

  6. Rilegga un attimino i discorsi perchè mi sa che qua e là mancano alcune parole!
    riletti, ma non manca nessuna parola, mi spiace:) forse non sono stato troppo chiaro.. provo a rispondere a queste altre domande simili e speriamo di chiarire meglio..

    E poi ha saltato a risposta alla seconda domanda!
    vero: chiedo perdono e lo farò alla fine di questa

    I lucchesi per natura sono tirchi. Quando si dà una definizione si usa il genere prossimo che sarebbe toscano e poi la differenza specifica che è tirchio
    esatto!

    la differenza specifica è quindi la sostanza del soggetto che legata al genere prossimo del soggetto dà la definizione di quest’ultimo?
    non necessariamente!
    esempio:
    “I toscani sono mortali”
    essere mortale fa parte della natura dei lucchesi, ma insieme all’essere toscano non è una differenza specifica di essere lucchese (sono mortali anche i pisani e livornesi)
    La differenza specifica deve valere nell’insieme del genere prossimo SOLO per quegli individui che hanno quel predicato come suo proprio.

    Tirchio è sia predicato che sostanza?
    Tirchio è un universale! se lo uso come predicato è un predicato, se lo predico ad un soggetto che è un tirchio per natura allora è anche sostanza.

    Che l’acqua è insapore è una sua “proprietà” (o predicato) o è la sua sostanza?
    Se l’essere insapore o meno si puà predicare della sostanza come suo proprio o suo accidente non spetta alla logica dirlo, ma alla scienza!
    io posso solo dire che dell’acqua si puo predicare l’essere insapore: questo puo essere vero o falso, essere vero come suo proprio o come suo accidente..

  7. Quindi la differenza specifica è una proprietà che solo quel soggetto può avere.
    I discorsi non mi tornavano solo perchè non so cosa voglia dire “un universale”!
    (l’altra domanda..scusi se rispondo ogni mezz’ora ma domani abbiamo compito dell’eneide!!!!)

  8. Universale significa semplicemente “idea”! è universale qualsiasi idea che si possa predicare di un altro oggetto.. (quindi qualsiasi termine che non sia il nome di un singolo oggetto, i nomi di persona ad esempio).

    La differenza specifica è la proprietà che solo quell’oggetto ha in un insieme più grande (GENERE PROSSIMO).
    L’essere tirchi non è una proprietà che hanno solo i lucchesi.. ma solo i lucchesi hanno quella proprietà se restringo il campo ai toscani!

  9. La differenza specifica è la proprietà che solo quell’oggetto ha in un insieme più grande (GENERE PROSSIMO).

    Quando dice “oggetto”, intende l’individuo o tanti oggetti di uno stesso gruppo?
    Risponde anche all’altra domanda?

  10. quando dico oggetto intendo l’oggetto che sto giudicando (ovvero il soggetto di SèP).

    l’altra domanda quale era?
    ah, qualità e quantità..
    molto semplice:

    qualità: se la predicazione è affermativa o negativa (S è o S non è)
    quantità: quanti individui che appartengono all’insieme S sono predicati da un certo P: universali o particolari (tutti gli S, alcuni S)

    quindi i giudizi sono di 4 generi:
    Universali Affermat,ivi : Tutti gli S sono P
    Universali Negativi: Tutti gli S non sono P (quindi nessun S è P)
    Particolari Affermativi: Alcuni S sono P
    Particolari Negativi: Alcuni S non sono P

  11. Meglio tardi che mai:
    nel procedimento intuitivo, mentre parlo dell’essere, non capisco come faccio a “intuire” che il sillogismo sia vero..?
    Domanda anche per il nostro prof: ma domani interroga su Platone, su il qui presente Aristotele.. o entrambi?

  12. il sillogismo non è mai vero! il sillogismo è al massimo corretto e mi permette di conservare il valore di verità: cioè da giudizi veri deduco necessariamente giudizi altrettanto veri!
    SOLO i giudizi sono veri o falsi! mi risulta che è da settembre che ripetete questo concetto.. cosa devo fare anche io per farvelo entrare in capo??:)
    quindi il problema è: come si fa a intuire se un giudizio che parla dell’essere è vero o falso? è questa una facoltà del nostro intelletto, mia cara ammiratrice, la capacità di cogliere le forme, cioè l’essenza, dal mondo sensibile.. e poiché le forme sono immutabili, ciò che dico di vero di esse sono vere necessariamente.
    L’essere in quanto tale NON lo vedo con i sensi! con i sensi vedo solo gli enti (quindi l’esistenza.. ma l’esistenza è QUI e ORA, non in quanto tale).. quindi se parlo dell’essere vuol dire che sto usando un’altra facoltà che non è la sensibilità ma è appunto l’intelletto!

    passo dunque la parola al vostro caro insegnante nonché mio amico e professore preferito!

    “Domani tutto! da Pitagora al mio filosofo preferito Aristotele, non vi faccio passare niente!”:) – Gianluca Caputo

  13. Salve Aristotele..
    Il sillogismo si forma da giudizi sintetici, vero? I giudizi analitici allora sono quelli che indicano la proprietà dell’oggetto e che non ci dicono nulla di nuovo? Grazie!:)

  14. il sillogismo non è interessato dal tipo di giudizio da cui è formato..
    il sillogismo è qualcosa della forma
    MP
    SM
    SP
    non mi da nessuna indicazione del tipo do giudizio di cui ho bisogno. non confondiamo il sillogismo con il giudizio o non se ne esce piu!
    al sillogismo non interessa nemmeno che i giudizi siano veri, figuriamoci se devono essere anlitici o sintetici 🙂
    quello è un problema i verità e verità necessaria.. non di correttezza del ragionamento (che non ha a che fare con la verità..)
    torna?

  15. Ma allora a che serve il sillogismo formato da due giudizi sbagliati? Cioè lo scopo del sillogismo è la correttezza dei giudizi ma allora perché non ha niente a che fare con la verità?

  16. poniamo la domanda in altro modo: a che serve avere giudizi veri se da essi non sono in grado di dedurre niente perche non conosco come funziona un discorso corretto?
    a ogni scienza il suo compito..
    il sillogismo serve a formulare RAGIONAMENTI corretti..
    ad altre scienze il compito di trovare giudizi veri!

    il sillogismo mi dice che SE due giudizi sono veri, ALLORA anche le conclusioni sono vere..
    questo deve funzionare dunque a prescindere dalla verita dei giudizi di partenza (perche non so, a priori, se sono veri o meno), ma deve valere sempre.

    se ho due giudizi veri e non so ragionare correttamente, allora della conclusione cosa me ne faccio? non saprò mai con certezza se anche essa sia vera o falsa..
    ogni scienza, per mantenere il carattere di necessità, ha bisogno di un ragionamento che funzioni.. anche se al posto dei giudizi ci metto delle lettere o dei simboli.. se vale per i simboli, allora varrà anche per i giudizi (ancora prima di sapere cosa dicono)..

    rifletteteci prima di trarre delle conclusioni..

  17. “se ho due giudizi veri e non so ragionare correttamente, allora della conclusione cosa me ne faccio? non saprò mai con certezza se anche essa sia vera o falsa..”

    Ma non mi può dire che la correttezza non ha niente a che fare con la verità perché la conclusione vera dipende dal ragionare correttamente! Sto sbagliando? 🙁

  18. la conclusione vera dipende dalle premesse vere.. ma la verità non dipende dal ragionamento, bensi dal COSA le premesse dicono. Il sillogismo NON sa di cosa si parla.. sa solo COME se ne parla.

    La correttezza e la verità sono due cose diverse!

    è ovvio che la scienza ha bisogno di entrambe.. ma il sillogismo si occupa solo della prima..
    le singole scienze si occupano invece di trovare le premesse vere.

    un sillogismo del tipo
    TUTTI I SOLI SONO GIALLI
    TUTTI I GATTI SONO SOLI
    TUTTI I GATTI SONO GIALLI
    è assolutamente corretto..
    questo non toglie che la conclusione non è vera! e quindi non è un giudizio di scienza.. ma chi lo dice? il sillogismo? certamente no! lo dice la scienza stessa (attraverso l’induzione, l’esperienza etc) che controlla le premesse e dice no: non è vero che i gatti sono soli, quindi le premesse sono false e dunque della conclusione non posso asserire che è vera..

  19. quindi un sillogismo vero e correto lo troviamo solamente parlando dell’essere.però come faccio a parlare dell’essere attribuendoli qualità e giudicandolo?!?

  20. Per Parmenide l’etere è la sostanza di cui è fatto l’essere! E’ il quinto elemento! Allora il mondo lunare è l’essere parmenideo?

  21. l’etere del mondo lunare, come l’essere di Parmenide è incorruttibile.. ma l’essere per Parmenide è principio materiale del mondo stesso. L’etere per me è solo UNO degli elementi che, per il fatto di essere l’unico e dotato di un solo movimento, quello circolare, è eterno e incorruttibile.. ma non è l’essere stesso.
    Ottimo spunto, comunque:)

  22. salve signor Aristotel… i scusi, lei sostiene che venga prima la gallina dell’uovo, giusto?
    ma la gallina, per fare quell’uovo lì, chi ce l’ha messa??

    mille grazie…

  23. perbacco! sarò vecchio e anche un po’ rimbambito, ma ricordo benissimo che quando qualcuno mi propose quello sciocco indovinello io risposi, schernendomi “il gallo!”..
    ora, seriamente, se di ogni atto ne cerchiamo una causa efficiente sappiamo benissimo che regrediremmo all’infinito (ogni movimento è generato da un altro, e nessuno può essere il primo perche non sarebbe generato da nessuno e allora non sarebbe movimento, annullando tutti gli altri)…
    il problema è: l’atto, concettualmente, viene prima della potenza, ma solo concettualmente.
    Prendiamo l’uovo:
    se un uovo è un uovo di gallina invece che di struzzo non diventerà mai uno struzzo, ma al massimo un gallo. ma finché è uovo è uovo. Possiamo quindi intendere l’atto a cui tende l’uovo come causa finale dell’uovo stesso, la forma che tende a prendere (e che non è detto che raggiunga: l’uovo lo posso sempre bere o rompere). l’atto è dunque già nella potenza perche questa si realizzi e si realizza come qualcuno che tende a sé la sua forma. Quindi l’atto è concettualmente (non materialmente) antecedente alla potenza, anche se, cronologicamente, avviene dopo.

  24. Salve Aristotele,
    lieto di conoscerti… La mia non è una domanda, ma più semplicemente una considerazione: è interessante vedere come in parte le tue conclusioni e quelle dei pluralisti ( ossia che la scienza è l’ unione di esperienza e necessità ) fossero già state fatte dal povero Anassimene, in contesti differenti, eppure senza scomodare nè mondi paralleli come quello delle idee nè forze misteriose ( Amore e Odio ). Che cosa ne pensi? (Non ti sto affatto accusando di essere un impostore, ci mancherebbe…)

  25. non mi prenda in giro 🙂 so benissimo che delle mie “lezioni” non avete ancora tratto conclusione alcuna e siete piuttosto anzichenò appena agli inizi!
    certo ho grandi debiti nei confronti dei filosofi cosiddetti pluralisti così come del mio maestro Platone, di Socrate e di tanti altri.. sarò felice di parlarne con lei ancora, mano mano che queste lezioni le verranno presentate… è tanto che non mi “sgranchisco” le gambe nel mio peripato e sarò felice di farlo anche qua, virtualmente..

  26. Salve Aristotele,
    vorrei farti una domanda.Hai detto che gli uomini hanno cominciato a filosofare a causa della meraviglia,per liberarsi dall’ignoranza.Quindi è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica.Il tuo maestro Platone la pensava un po diversamente,considerava la filosofia “ancella”della politica.Cosa ne pensi di questo?

  27. chi vi ha detto codesta corbelleria? ah io lo so chi è stato! ma quante volte gli devo dire di non insegnarvi quel che a voi moderni piace immaginare ma che culture diverse e molti secoli hanno distorto dimenticando il senso vero delle parole originali? ah gia, ma anche lui non può saperle.. che sciocco che sono, pensare che possiate dannarvi l’anima, per un attimo, a cercare di capire.. va beh, chiamiamola pura “curiosità”, il discorso non cambia: l’uomo per natura tende a conoscere, non c’è da chiedersi il perché, è la sua natura (nella natura non si sceglie niente, si è come si è), e se non vuole essere infelice gli conviene rispettarla questa sua natura, tutto qua. D’accordo con te dunque che la conoscenza non ha, in sé, nessuna utilità pratica.
    Questo non toglie che il mio maestro non avesse le sue ragioni, quando afferma che la politica non è nient’altro che la scoperta della propria natura e il suo rispettarla. Io soltanto aggiungo che questa conoscenza di se stessi non è funzionale al vivere bene con gli altri, ma al vivere bene e basta (come valore in sé) e il vivere bene con gli altri è solo (ma non meno importante) conseguenza.. come spero, presto, vi verrà insegnato.. (avete passato tre mesi a studiare il mio maestro – bello eh, per carità – e a me ne dedicherete uno scarso!! mica giusto, però!)

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