Filosofi Solidali

Rimettere il silenzio a posto

Rimettere il silenzio a posto

Cos’è la Giustizia? Un mio allievo mi suggerisce questa “metafora”: un processo circolare dal quale non si può fare a meno di uscire e nel quale è impossibile rientrare del tutto (rimettendo, come dire, le cose a posto!). Si cita un frammento del filosofo greco del V° secolo a.C., tale Anassimandro, il cui pensiero può essere riassunto in una frase, il cui contenuto, molto profondo, può apparire ostico, ma che in realtà nasconde un concetto della giustizia estremamente semplice e sempre attuale: ”Da dove gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo”.

Quale l’ingiustizia di cui parla Anassimandro? Quella per cui qualcosa è uscito dal suo luogo naturale, dal suo processo circolare, rompendo qualcosa, ovvero il suo come dovrebbe essere e non è più. Allora la giustizia se non è il permanere di un equilibrio instabile, per contro, diventa la riparazione di questa rottura. Come dire: la rottura è inevitabile e la riparazione impossibile! Come comprendiamo quanto sia importante l’aria, solo quando ci manca, così la giustizia è un equilibrio così naturale che, se non manca, non vi prestiamo caso, e allora, per comprenderne non solo l’importanza, ma anche la sua esistenza è necessario romperla, uscirne. Se la giustizia viene meno non possiamo fare a meno di desiderarla! Ma un po’ come un giocattolo rotto che non torna mai nuovo, quella giustizia naturale iniziale, può rappresentare al massimo un ideale da perseguire che mai sarà di nuovo raggiungibile.

La giustizia per estensione può essere ritrovata anche in molti altri contesti, in praticamente tutti quelli che riguardano la vita dell’uomo. Tra le tante definizioni di “rotture” provocate dall’ingiustizia una può essere quella che la indica come “rottura del silenzio”. Facciamo un esempio: trovate un amico, vecchio compagno di scuola, che non vedete da molto tempo. Incrociandolo, decidete di fermarlo e iniziate la frase con “Sai cosa è successo?”. Ecco, questa è la rottura del silenzio. Il vostro compagno non sapeva di incontrarvi, non si aspettava di essere fermato e di ricevere una notizia da te. Ma è successo: l’equilibrio in cui viveva fino ad un attimo prima si è rotto, avete creato in lui un dislivello tra ciò che sapeva prima e ciò che scopre di non sapere adesso! Come riparlarlo se non soddisfando questo dislivello? Immaginiamo come prosegue la frase: “E’ successo che il nostro compagno Roberto ha perso tutti i capelli!”. Ora, Roberto era il ragazzo bello della scuola, uno dai capelli fluenti e selvaggi che tutti, un po’ invidiandolo, ammiravano. Potete star sicuri che il vostro compagno non vi lascerà fuggire finché non lo avrete informato di tutti i perché possibili di quello che è successo! E di quali conseguenze! E delle chiacchiere che questo ha suscitato etc etc. E quando ha termine la soddisfazione? Ovviamente mai! Non saranno mai abbastanza le domande che soddisferanno pienamente la spiegazione del perché di quello che fino a poco fa ignoravate completamente; più vengono fatte domande più altre domande sono da fare sulle nuove informazioni ricevute etc. Come dire: più cercate di riparare il danno, più ne fate ancora. Allora meglio stare zitti? Evidentemente questo non ci è possibile, per fortuna: il silenzio è un equilibrio instabile. Da una parte perché senza rompere niente non si saprebbe mai niente ed è insito nella nostra natura rompere le cose per vedere come sono fatte! E se non c’è nessuno che ci racconta qualcosa? E’ per questo che ci siamo inventati il cinema, no? E quando usciamo da un film soddisfatti della storia e del finale ricevuto? Quando tutti gli interrogativi aperti nel film sono stati chiusi e hanno trovato risposta, ovviamente! Giustizia è stata fatta!

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