Filosofi Solidali

La speranza in una partita a scacchi con la Morte

La speranza in una partita a scacchi con la Morte

Se ogni nostra azione è rivolta al futuro, ognuna presuppone di avere del tempo a disposizione per realizzarla e raggiungere il fine che essa si dà.

Ogni azione ha bisogno di tempo

Ma come ci ricorda la Morte nel “Settimo Sigillo” di Bergman “Tutti vorrebbero del tempo, ma io non concedo tregua”.

Il tempo, senza preavviso, finirà e ci sarà necessariamente qualcosa che resta incompiuto. Allora ogni nostra azione con il rispettivo fine, collegata all’altra, come un domino che cade al contrario, è destinata a restare incompiuta. Ogni nostra azione perdendo di fine, perde quindi anche di senso, di fronte alla morte.

Come dare senso alle nostre azioni? Perché dannarsi nella vita a realizzare opere e obiettivi che necessariamente resteranno incompleti e i cui effetti, al massimo, saranno oltre la nostra coscienza?
Le risposte sono perlopiù speranze offerte dalle religioni o dalle superstizioni in genere…

Tutte però possono sintetizzarsi in una considerazione ultima: in fondo, c’è sempre una speranza.

La Morte stessa, quella che non dà tregua, concederà a chi lo desidera, una partita a scacchi. Una speranza vana, perché la Morte a scacchi è imbattibile, ma è pur sempre quella minima speranza che dà un senso ad una vita intera, che essa non sia irrimediabilmente e necessariamente perduta, e con essa tutte le speranze, delusioni, sensazioni, emozioni che l’hanno accompagnata…

Tutto questo mi ricorda una barzelletta di un tizio che chiedeva come grazia a San Gennaro di vincere al totocalcio. Dopo molte settimane in cui non vinceva lo sfortunato questuante si rivolge a male parole al santo interpellato così a lungo: “San Gennaro, che vi ho fatto? Perché non mi volete fare vincere al Totocalcio?”.. e il santo, spazientito risponde: “Io vi farei anche vincere, ma voi giocatela questa schedina!”

La speranza non ha bisogno di grandi numeri, non ha nemmeno bisogno di realizzarsi, si accontenta di poter essere pensata…

5 commenti

  1. Professore,
    quindi una vita infinita non avrebbe senso?

  2. Intanto bisogna presupporla 🙂 Poi il pensarla si che ha senso, è proprio il senso che ci serve per dare significato alla nostra esistenza! Pensare che tutto quello che siamo (e pensiamo e sentiamo) non debba avere fine ma che in qualche modo tutto si conservi. Poi dal pensarla a crederla, infinita, ce ne corre…

  3. Ma se è la partita a scacchi (la speranza) che dà un senso alle azioni….una vita infinita non è priva di senso poiché senza il fine di rendere sensate le azioni?
    P.s.: trovo molto interessante il lavoro che fa unendo cinema e filosofia!

  4. La riflessione è assai arguta… e la prima risposta che do è che le mie sono solo opinioni, ovviamente, non ho la verità in tasca 🙂
    Quindi insisto: se ogni azione ha un fine da raggiungere anche il raggiungimento di un fine, essendo una azione, ha il suo altro fine… senza fine appunto. Porre un termine temporale significa eliminare la possibilità di raggiungere il fine ultimo, così come (dice lei) un tempo infinito non lo rende raggiungibile lo stesso.

    Rispondo come quella novella che racconta della morte che va a bussare a un tizio dicendogli che è la sua ora. Il tizio implora di dargli ancora un po’ di tempo perché deve assolutamente fine una cosa che sta facendo, la morte lo asseconda, e torna dopo un po’, ma il tizio lo implora ancora che deve finire un’altra cosa che è la conseguenza di quello che faceva prima… e così varie volte. Alla fine la morte si spazientisce e risponde: “avrai sempre qualcosa da finire… ma ad essere finito, adesso, è il tempo”.. e se lo porta via.

  5. What’s up, yeah this paragraph is genuinely nice and I have learned
    lot of things from it about blogging. thanks.

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