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Abitudine

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«Un arcobaleno che dura un quarto d’ora non lo si guarda più. » (Johann Wolfgang  Goethe)

L’abitudine, al di là del soggettivo, è la continuità ripetuta, resa possibile e alimentata da un potente alleato, il tempo, con il quale essa agisce per far perdere di senso alcune nostre azioni. L’abitudine riesce a far svanire il significato, l’attività, l’uso dell’intelletto e l’interesse che in passato muovevano ogni nostro atto: in certi casi è talmente ingombrante da arrivare persino a seppellire quelli che una volta erano i desideri. La fredda automaticità mi si ripresenta ogni mattina nell’avvitare la macchinetta del caffè, seguendo poi lo stesso invariabile ordine bagno – colazione – vestirsi – bagno; di misura molto più grande è il mettere nel dimenticatoio una condizione che sarebbe migliore dell’attuale solo perché l’inerzia prodotta dall’abitudine ci trattiene dal riuscire a strapparla con la forza, con denti e unghie.

Per abitudine si rischia anche di cancellare i dubbi, di dare per scontatamente vere alcune idee che con il passare dei giorni, degli anni, sono diventate certezze, fondamenti della propria esistenza e che a causa di quest’inerzia facciamo fatica a rimettere in discussione,  a (ri)sottoporre continuamente al setaccio del giudizio, dell’intelletto sempre in evoluzione.

Ho scritto che questa è grande alleata del tempo, ma nonostante questo non è invincibile: sostenendo infatti che per meccanica abitudine tutte le mattine avvito la moka, non è ugualmente vero che è da quando sono nata che io faccia la stessa cosa. Tre anni fa il caffè la mattina non lo bevevo. Ciò significa che le abitudini nonostante tali siano mutevoli, è possibile che cambino nel tempo. Ripensando anche solo a ieri, come a due anni fa, mi rendo conto che l’abitudine di oggi è spesso l’inconcepibile di domani e come ciò possa essere vero anche viceversa.

L’abitudine è una lenta e progressiva tendenza a credere che ciò che abbiamo sarà così per sempre senza mutare, è “la disposizione, prodotta dalla ripetizione di un atto, a rinnovare l’atto stesso senza che intervenga la riflessione o il ragionamento” come affermava Hume nel XVIII secolo, aggiungendo che anche le conoscenze ritenute necessarie dalla scienza non sono tali logicamente, ma che è l’uomo che se le configura in questo modo per colpa dell’abitudine che ha nel percepire alcuni fenomeni in progressiva sequenza e ricollegarli ad una qualche necessità che in verità si trova solo in se stesso.

Un esempio: ogni volta che torno a casa devo pressare un po’ la porta perché il mio gatto è abituato ad aspettarmi lì attaccato appena sente i rumori dalle scale. Questo fatto accade ogni volta, potrei osare nel dire sempre. Sempre in questo caso equivale a dire necessario? No, questo sempre è frutto dell’abitudine mia, della porta e del mio gatto. Seguendo Hume possiamo fare lo stesso ragionamento, portandolo fino agli estremi, e affermare che niente di conoscibile è necessario (solo perché è da quando sono nato che vedo il sole sorgere ogni mattina, non significa che anche domani il sole farà lo stesso).

Assistere a qualcosa di piacevole a cui si è abituati può essere bello, assistere a qualcosa di piacevole ma inaspettato è meraviglioso.

Hanno detto

  • «L’abitudine è quasi superstizione. » (Elisa Bertoni)
  • «L’abitudine è figlia della pigrizia e madre della costanza. » (Mariano José de Larra)
  • «Prendere un’abitudine è incominciare a cessare di essere. » (Miguel de Unamuno)
  • «Viviamo di solito con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull’abitudine, che sa quello che c’è da fare e non ha bisogno di loro. » (Marcel Proust)
  • «Pensieri divenuti stantii e ovvietà troppo spesso ripetute. »  Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.   (Robert Maynard Pirsig)

Da leggere

  • Maine de Biran, Sull’abitudine, qualsiasi edizione

Da vedere

  • Le conseguenze dell’amore, di  Paolo Sorrentino, Italia, 2004

Da ascoltare

  • Subsonica, Abitudine, da Nel Vuoto per mano, 2008

Domande aperte

Vedere che a una causa segue un certo effetto stimola la conoscenza o la diamo per scontato per abitudine?

Un Sms

Anche questo pomeriggio è passato; ma… ricordi cosa abbiamo fatto?

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