Filosofi Solidali

Amicizia

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«L’amicizia è un tacito contratto
tra due persone sensibili e virtuose» (Voltaire)

 Con il termine amicizia si indica un sentimento reciproco di affetto intenso tra due o più persone dello stesso o di differente sesso.

In quasi tutte le culture, l’amicizia viene intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato su rispetto, stima e disponibilità, che non pone vincoli specifici sulla libertà di comportamento delle persone coinvolte.

Filosofi e letterati hanno quasi sempre attribuito un valore notevole all’amicizia, secondo orizzonti intepretativi diversi. In senso originario e teoreticamente ampio, come affinità e mutua solidarietà fra elementi in un cosmo ordinato (si pensi alla philia empedoclea). In un senso squisitamente umano e sociale, come motore fondamentale del dialogo interpersonale e dello scambio o, più semplicemente, come virtù etica degna di essere praticata per sé stessa: si pensi ai dialoghi platonici, in cui l’amicizia è (con alcune eccezioni) il tramite stesso della pratica dialogica, o alla splendida definizione datane da Aristotele nell’Etica Nicomachea. Quest’ultimo le attribuisce un’importanza persino superiore all’eros, poiché vi individua la realizzazione perfetta e disinteressata della naturale inclinazione umana allo scambio, alla condivisione affettiva, emotiva ed intellettuale.

Per quanto unanimemente inclini a sottoscrivere la visione intellettuale aristotelica, nei fatti ci comportiamo in maniera conforme ad essa? Che spazio hanno rapporti completamente disinteressati e finalizzati alla mera condivisione solidale nelle nostre società?

Apparentemente, non esiste epoca in cui se ne parli di più e in cui se ne promuova più fortemente la pratica. In un periodo di forte crisi delle relazioni familiari e amorose tradizionali, l’amicizia sembra mantenere un ruolo di primo piano come agente di rassicurazione psicologica e di socializzazione. Ma è ancora possibile, nel quadro di società fortemente atomizzate e condizionate dai feticci dello sviluppo, del profitto e della produttività quali le nostre, poter coltivare questo bene prezioso in maniera coerente con la sua natura?

L’analisi del caso dei social network può contribuire a gettare luce su questo aspetto. Socializzare, scambiare opinioni, incontrare amici è sempre stata un’esigenza di tutti noi e il web vi si adatta splendidamente. Ma in che misura essi riescono a promuovere amicizia autentica nel senso specificato sopra piuttosto che mera curiosità (che sconfina sovente nel morboso)? Al di là della loro indubbia utilità comunicativa, essi sono veramente in grado di generare potenziale amicale?

Il rischio indissolubilmente connesso è, infatti, la semplificazione estrema o, persino, lo svuotamento di senso dei rapporti sociali. Quello che cioè si paventa è una riduzione delle nostre modalità di interazione alla dimensione avvilente e inautentica del chiacchericcio o della condivisione effimera, di quell’essere nel mondo inautentico che Martin Heidegger ha lucidamente descritto e stigmatizzato come la malattia principale della condizione sociale umana. La qualità e profondità dei rapporti scende a scapito della quantità. Un ego onnivoro mira a costruire relazioni piuttosto che a mettersi in gioco nella strutturazione di un rapporto amicale che costa fatica, impegno psicologico, interazione reale.

Questa forma di interazione non è altro che il prodotto di una società in cui la partecipazione critica (si pensi alla politica) è ridotta al minimo e dove non si perseguono che finalità, per tornare ad Aristotele, eteronome, cioè legate ad interessi esterni.

Infine, si rifletta anche sul livello di coattività insita nelle pratiche di relazione promosse da stumenti quali i social network. Piuttosto che promuovere l’apertura dell’individuo al mondo tramite la socializzazione, sembra che essi ne determinino il ripiegamento quasi subito sulla necessità di fare amicizie o essere amici.

E’ per questo che, in linea con le più nobili tradizioni filosofiche, oltre a praticare l’amicizia per quello che è, mettendo in gioco noi stessi, dovremmo essere al contempo capaci di sopportare il peso ineludibile ma gioioso dello stare da soli. Dove non c’è l’uno, l’altra non può prosperare autenticamente.

 

 

Hanno detto

  • «Non è stato forse detto: se non hai un amico che ti avvisi dei tuoi difetti, paga un nemico affinché  lo faccia» (Silvio Ceccato)
  • «Credo che la vita possa risultare molto più allegra di quello che è se si ha un amico con cui fare due passi ogni tanto. »  (Archibald Joseph Cronin)
  • «Nessuna forma di amore ha tanto rispetto della libertà dell’altro come l’amicizia» (Francesco Alberoni)
  • «E’ meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici. » (Johann Wolfgang  Goethe)
  • «C’è un criterio quasi infallibile per stabilire se un altro ti è veramente amico: il modo in cui ti riporta i giudizi ostili o scortesi sulla tua persona. Questi ragguagli sono, per lo più, superflui, pretesti per lasciar trapelare la malevolenza senza assumere la responsabilità, anzi in nome del bene» (Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno)
  • «L’amicizia fra un uomo e una donna è sempre un poco erotica, anche se inconsciamente. » Jeorge Luis Borges

Da leggere

  • Sandor Marai, Le braci, Adelphi, 1998
  • Hermann Hesse , Narciso e Boccadoro, qualsiasi edizione
  • Tahar Ben Jelloun , L’amicizia e l’ombra del tradimento, Einaudi, 2004
  • Andrea De Carlo , Due di due, Einaudi, 1989

Da vedere

  • Stand by Me, di Rob Reiner, USA, 1986
  • Gli anni spezzati, di Peter Weir, 1981
  • E.T. L’Extraterrestre, di Steven Spielberg, USA, 1982
  • Edward mani di forbice, di Tim Burton, USA, 1990

Da ascoltare

  • Laura Pausini, Un amico è così, da Laura, 1994
  • Amico, di Renato Zero, da Prometeo, 1991
  • You’ve got a friend, di Carole King
  • Ebany and Ivory, di Paul Mc Cartney
  • My friend, di Groove Armada
  • I’ll be missing you, di Puff Daddy

Domande aperte

Aiutano le delusioni ad essere più realistici nei riguardi dell’amicizia? Può cambiare, nel corso della vita e delle proprie esperienze, l’idea di amicizia? Le differenze sociali, caratteriali, psicologiche, razziali possono ostacolare lo sviluppo di un’amicizia? Cosa può rovinare un’amicizia? Si può definire una amicizia che viene vissuta quando essa è una amicizia e quando non lo è? Nel momento in cui si tenta la definizione non rischia questa di inscatolare l’amicizia in qualcosa che non è più “vivo”? Nel momento in cui ti chiedi se una persona è ancora tua amica, si può dire che lo è ancora?

Un Sms

Non ti amo più, ma ti voglio bene, cioè.. forse, allora, ti amo più di prima.

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